Perché partiamo da meno

Perché partiamo da meno

Molte delle persone che entrano nel nostro studio hanno già alle spalle anni di attività fisica. Pilates, yoga, danza, allenamento di forza: i loro corpi sono abituati allo sforzo. Sanno come seguire un'indicazione, portare a termine una ripetizione e continuare fino al completamento della serie.

Eppure, quasi sempre, si parte da qualcosa di molto più semplice.

Non iniziamo aggiungendo un altro esercizio, una sfida più impegnativa o una maggiore complessità. Iniziamo eliminando qualcosa.

Imparare a lasciar andare

Prima delle molle e della resistenza esterna, prima degli attrezzi e delle sequenze avanzate, torniamo alle basi: un corpo che si muove non per la pressione, la prestazione o la necessità di fare le cose nel modo giusto, ma per l’attenzione, la curiosità e la fiducia.

Ciò richiede spesso di ammorbidire schemi che sono diventati profondamente familiari – strategie che il corpo ha sviluppato nel corso del tempo e continua a ripetere automaticamente, spesso senza che ce ne rendiamo conto.

Creiamo lo spazio necessario affinché una sensazione, una reazione o una possibilità diversa possa emergere.

A volte il corpo non riesce a scoprire un nuovo modo di muoversi finché non si sente abbastanza al sicuro da abbandonare quello vecchio.

Quando lo sforzo non è più al comando

Quando i movimenti diventano più piccoli, più precisi e sostenuti da un respiro autentico, inizia a succedere qualcosa di importante.

Il corpo inizia a rilassarsi. Il sistema nervoso diventa più ricettivo. Il movimento non viene più forzato; comincia a emergere con meno sforzo.

A poco a poco, lo spazio aumenta. Le sensazioni si intensificano. Le possibilità si moltiplicano.

Comincia inoltre a manifestarsi un tipo diverso di forza: non quella che deriva dal irrigidirsi, dal stringere i denti o dallo sforzo maggiore, ma quella che nasce da un sostegno chiaro, dall’organizzazione e dalla connessione.

È dal respiro che inizia il lavoro

La respirazione diaframmatica e il vero riposo sono talvolta considerati come una preparazione al lavoro “vero e proprio”. Nel nostro approccio, sono invece le condizioni che rendono possibile un movimento significativo.

Il respiro aiuta a percepire il proprio corpo in modo più accurato, a orientarsi verso il proprio centro e a sentire un sostegno senza tensioni inutili.

Offre stabilità senza rigidità e libertà senza perdere il controllo.

È qui che inizia il lavoro più profondo: non dal quanto una persona riesca a ottenere o fino a che punto riesca a spingersi, ma dalla chiarezza con cui riesce a percepire ciò che accade all’interno del proprio corpo.

Scegliere in modo meno consapevole

Il progresso non significa sempre aggiungere un altro esercizio, aumentare il carico o passare a qualcosa di più avanzato.

A volte progredire significa riconoscere ciò che non è più utile e lasciarlo andare.

Da quello spazio può nascere qualcosa di più reattivo: un corpo che si sente connesso, flessibile e capace di forza senza rinunciare alla scioltezza.

Comincia a formarsi un centro interiore stabile: sostenuto, ben radicato e presente.

Non solo nel modo in cui il corpo si muove, ma anche nel modo in cui la persona percepisce se stessa.

Il movimento inizia con l'attenzione.